L’evento inaugurale delle Universiadi Napoli 2019


Pubblicato il: 4 Luglio 2019


Esserci.

La serata inaugurale delle Universiadi Napoli 2019, è uno di quegli eventi  che- forse al pari di Expo 2015- sai per certo che nella tua vita, per quanto lunga si spera possa essere, non rivivrai.

Per questo ieri sera, con tanto di sciarpa (!) ricordo, c’eravamo.  A bocca aperta , cantando a squarciagola, saltando  o con la mano sul petto per l’inno di Mameli. Eravamo lì a goderci lo spettacolo. E man mano che lo vivevamo, cercavamo di fissare nella mente, magari anche con l’aiuto di qualche scatto col cellulare, quelli che ci sembravano essere i momenti indimenticabili.  I nostri  “governanti” hanno di certo avuto ragione su una cosa: Napoli è città di amore. E quello che trapelava ieri dalle tute degli atleti e  dalla folla accaldata sugli spalti del San Paolo ( nuovi, belli e con poltroncine comodissime) era amore. Era entusiasmo. Era desidero di stare insieme per vivere un’avventura.  Era amore, cos’altro?


 

Che bello quando, entrata l’Argentina, tutti a intonare il “vecchio” Die-go, Die-go, Die-go! O gli applausi al Brasile che si presenta con un grembiule con la  scritta “Grazie Napoli per lo sport, la cultura ma soprattutto per la pizza!”  . Poi gli applausi compiaciuti per una bellissima atleta, ma veramente bellissima, di una delegazione di soli tre sportivi provenienti da un Paese africano. E di nuovo cori da…stadio di calcio all’ingresso di tutte le delegazioni di Nazioni che hanno dato i natali ai nostri beniamini della squadra del Napoli. L’accoglienza a Paesi di cui magari non conoscevamo neppure l’esistenza è calorosa come si andassimo tutti in vacanza da sempre… Il tutto condito con le “nostre” canzoni e , manco  dirlo, dagli inevitabili cori…

Amore. Cos’altro?

I volontari e gli addetti alle delegazioni si sono fatti in quattro, anzi in otto, pur di tentare di incanalare gli sportivi nei settori di pertinenza. Ma queste sono le Universiadi. Come dire una immensa, gigantesca, oceanica  gita scolastica! E così… mentre la Cina resta seduta, come il Canada, nel parterre succede di tutto: i ragazzi dell’Oman, vestiti con abiti arabi, quelli lunghi e bianchi turbante compreso per intenderci,  sfidando i 35 ° scattano selfie sotto la curva A, gli indiani, elegantissimi  vanno a stringere la mano e fare foto con quelli vestiti di un improbabile ( ed osceno) rosaperlefemmineazzurroperimaschi  , i francesi, bellini assai, tutti uguali  in pantaloncino blu e shirt bianca con scritto France,  incitano al battimani a tempo tutti i distinti  e lo stadio risponde a ritmo, la Korea del nord si mescola agli atleti americani, le delegazioni dei Paesi orientali- tra le più eleganti in abiti tradizionali, coloratissimi ma raffinati-  vengono numericamente sovrastate da quelle dei Paesi dell’Est altrettanto colorati ma estremamente “casual”, gli atleti giunti da soli a rappresentare il loro Paese di appartenenza vengono “adottati” da pubblico e da altre delegazioni, l’arrivo della Spagna ( chissà perché così pochi atleti nonostante le numerosissime e qualificate Università?) e del Messico ricordano i bei tempi in cui l’Italia arrivava in finale ai mondiali di calcio e lo stadio si fa incandescente…, poi quelli del Regno di ESwatini costringono almeno i tre quarti dei presenti a consultare velocemente internet per capire dove sarà mai sto’ Regno,  mentre gli atleti continuano a non stare fermi, a mescolarsi, a conoscersi, a scattare foto, fare video, salutare … Una marea di colori, bandiere, vestiti, cappelli…

Amore. Cos’altro?

Poco importa se il tale Paese è in guerra con il tal altro o se Tizio è antipatico a Caio o se le diplomazie fanno fatica a mantenere la calma tra Governi… Queste sono le Universiadi e qui siamo a Napoli. Amore, cos’altro? Tutti insieme, i nostri giovani, il futuro, la vita…


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